L’insegnamento di Francesco De Sanctis e il suo grande impegno per la letteratura italiana

Il critico sia «come l’occhio che vede gli oggetti senza però vedere se stesso». Così Francesco Saverio De Sanctis in “Saggi Critici” del 1874. De Sanctis nacque a Morra Irpina, piccolo comune della provincia di Avellino, il 28 Marzo 1817. Scrittore, critico letterario, politico e filosofo italiano, fu per più volte Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia, tra il 1861 e il 1881. Tra le altre cariche politiche ricoperte, quella di deputato del Regno d’Italia per ben otto legislature nelle file della Sinistra.

Fervido patriota, fu espulso dal Regno delle Due Sicilie nel 1853, ma riuscì a rifugiarsi a Torino. Qui rimase circa tre anni insegnando la lingua italiana in una scuola privata femminile e svolgendo un’intensa attività letteraria. A seguire, si trasferì a Zurigo, dove rimase altri quattro anni prima di tornare tra i confini nazionali, dove nel frattempo andava a completarsi l’unione del Regno delle Due Sicilie con quello di Sardegna e la nascita del Regno d’Italia.

Negli ultimi venti anni della sua vita svolse, come già scritto, un’intensa attività politica ricoprendo molte cariche importanti, e insegnò presso l’Università di Napoli, città dove morì nel 1883, colpito da una grave malattia agli occhi. Il suo paese natio Morra Irpina, è stato ribattezzata Morra De Sanctis in suo onore. La sua opera principale è “Storia della letteratura italiana”, prima sintesi di tutta la letteratura italiana.

Da una immane tragedia comincia una storia avvincente. Gaetano Salvemini

Il 28 Dicembre 1908 fu un giorno funesto per Gaetano Salvemini. Alle 5:20 del mattino un tremendo terremoto di magnitudo 7.1 distrusse Messina e Reggio Calabria. Nella tragedia, il prof. Salvemini, allora 35enne docente di Storia Medievale e Moderna presso l’ateneo messinese, perse la moglie, tutti e cinque i figli e la sorella, restando l’unico superstite della famiglia. Salvemini era originario di Molfetta, dove nacque l’8 Settembre 1873. Si laureò a Firenze nel 1896 e prima di approdare in Sicilia insegnò in due licei a Faenza e Lodi.

Dopo l’immane tragedia che lo colpì, Salvemini si dedicò molto alla politica. Aderì al Partito Socialista e fu un fervido sostenitore del suffragio universale e del federalismo, nonché difensore degli oppressi indipendentemente dall’ideologia e, in seguito, convinto antifascista. Nel 1911 fondò la rivista “L’Unità”, settimanale di cultura e politica la cui pubblicazione durò fino al 30 Dicembre 1920.

Alle elezioni politiche del 1919 Salvemini si candidò e venne eletto. All’epoca dell’avvento del Fascismo, insegnava a Firenze e manifestava apertamente la sua avversione al Fascismo, suscitando le ire del Governo e dei fascisti fiorentini. Nonostante avesse cercato di mantenere vivi i contatti tra gli intellettuali d’Italia, alla fine decise di dimettersi dall’Università di Firenze e lasciò l’Italia, passando la frontiera italo-francese.

Pochi anni dopo, esattamente nel 1934, l’Università di Harvard creò appositamente per lui la cattedra di Storia della Civiltà Italiana. Quindici anni dopo, terminata la seconda guerra mondiale, il Parlamento della Repubblica Italiana gli restituì la cattedra all’Università di Firenze. Salvemini morì il 6 Settembre 1957, due giorni prima del suo 84mo compleanno.