Essere democratici nell’Italia di oggi

Essere democratici, soprattutto dichiararlo pubblicamente, è un grande atto di responsabilità nell’Italia di oggi, dilaniata da odio, rancore, ignoranza.

L’odio, che sia di stampo razzista o di altro genere non ha alcuna importanza, è terreno fertilissimo per scaltri scalatori sociali, gente che punta a scalare posizioni e, in ambito politico, percentuali, cavalcando il malessere popolare, un sentimento che esiste da sempre e che puntualmente diventa una trappola per chi vive momenti difficili.

Il rancore, giustamente esternato da chi si sente tradito, deluso, preso in giro, è la benzina ideale per questi arrampicatori: basta dare un minimo di gas e brucia che è una bellezza. Non servono sforzi inauditi: per avere consenso basta ripetere in pubblico ciò che la gente arrabbiata dice dentro casa.

L’ignoranza, non intesa come analfabetismo letterario, storico o geografico, bensì politico. Se un qualsiasi cittadino, in altre parole, avesse una mezza idea di ciò che è accaduto nel nostro Paese dal dopoguerra a oggi, in occasione delle varie tornate elettorali e soprattutto durante i mandati esecutivi, non cadrebbe mai nel tranello del populismo.

In questo contesto assai difficile da gestire, la moderazione è l’acqua sul fuoco, è la ragione contro l’istinto, è la vita contro la morte.