L’esempio e il coraggio di Peppino Impastato

Giuseppe Impastato, detto Peppino, nacque a Cinisi il 5 gennaio 1948 e morì sempre a Cinisi il 9 maggio 1978, a soli trent’anni. Impastato dedicò la sua vita alla lotta contro la mafia. Nel 1978 si candidò alle elezioni comunali nel paese con la lista Democrazia Proletaria. La notte prima del voto venne assassinato. Il giorno delle elezioni, i cittadini di Cinisi votarono ugualmente il suo nome riuscendo a farlo eleggere simbolicamente in consiglio comunale.

Giovanni Battista Pergolesi: come diventare indimenticabili in appena 26 anni di vita

La storia di Giovanni Battista Pergolesi, compositore, organista e violinista vissuto appena 26 anni, è a dir poco straordinaria. Nato a Jesi il 4 Gennaio 1710, Pergolesi morì a Pozzuoli il 16 Marzo 1736. Compiuti i primi studi nelle Marche, all’età di 15 anni si trasferì a Napoli dove proseguì gli studi, presso il celebre nel celebre Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.

Nella città partenopea, a parte una parentesi romana, Pergolesi restò fino alla morte, avvenuta per tubercolosi. Negli ultimi mesi della sua breve ma folgorante carriera compose i capolavori che ancora oggi possiamo apprezzare: Salve Regina (1736) e Stabat Mater per orchestra d’archi, soprano e contralto.

«Una stanza senza libri è come un corpo senza anima». Le massime “positive” di Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone, avvocato, politico, scrittore, oratore e filosofo romano, nacque ad Arpino il 3 Gennaio del 106 a.C. e morì assassinato a Formia il 7 Dicembre del 43 a.C. Figura famosisima nella storia di Roma antica, Cicerone è celebre anche per alcune tante massime che, come si suol dire, aprono la mente alla positività. Ne abbiamo selezionate alcune per voi:

«Una stanza senza libri è come un corpo senza anima». («Sine libris cella, sine anima corpus est»)

«Il benessere del popolo deve essere la legge più importante». («Salus populi suprema lex esto»)

«Niente è difficile per chi ama». («Nihil difficile amanti»)

«La mancanza di intelligenza è la madre di ogni male». («Omnium malorum stultitia est mater»)

«Tutto sta nel sapersi dominare». («Totum in eo est, ut tibi imperes»)

«L’inizio delle cose è sempre piccolo». («Omnium rerum principia parva sunt»)

«È da stolti il vedere i vizi altrui e dimenticare i propri». («Est enim proprium stultitiae, aliorum vitia cernere, oblivisci suorum»).

«La ragione dovrebbe dominare e l’appetito obbedire». («Appetitus rationi oboediant»)

Ciclismo: una scuola di vita che ha moltissimo da insegnarci. Le parole di Fausto Coppi

«Per un corridore il momento più esaltante non è quando si taglia il traguardo da vincitori. E’ invece quello della decisione, di quando si decide di scattare, di quando si decide di andare avanti e continuare anche se il traguardo è lontano». Così Fausto Coppi, il campione di ciclismo più amato di sempre dagli italiani. Nato in Piemonte a Castellania, il 15 settembre 1919, morì a Tortona il 2 gennaio 1960.

Lorenzo il Magnifico: «Natura non produrrà mai più un simile uomo»

«Natura non produrrà mai più un simile uomo». Così Caterina Sforza, Signora di Imola, non appena seppe della morte di Lorenzo de’ Medici. Nato a Firenze il 1° Gennaio 1449, Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, fu signore dell’attuale capolugo toscano dal 1469 alla sua morte, avvenuta l’8 aprile 1492, poco meno di cinque mesi prima che Cristoforo Colombo e il suo equipaggio avvistassero il Nuovo Mondo a bordo delle tre caravelle.

L’insegnamento di Francesco De Sanctis e il suo grande impegno per la letteratura italiana

Il critico sia «come l’occhio che vede gli oggetti senza però vedere se stesso». Così Francesco Saverio De Sanctis in “Saggi Critici” del 1874. De Sanctis nacque a Morra Irpina, piccolo comune della provincia di Avellino, il 28 Marzo 1817. Scrittore, critico letterario, politico e filosofo italiano, fu per più volte Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia, tra il 1861 e il 1881. Tra le altre cariche politiche ricoperte, quella di deputato del Regno d’Italia per ben otto legislature nelle file della Sinistra.

Fervido patriota, fu espulso dal Regno delle Due Sicilie nel 1853, ma riuscì a rifugiarsi a Torino. Qui rimase circa tre anni insegnando la lingua italiana in una scuola privata femminile e svolgendo un’intensa attività letteraria. A seguire, si trasferì a Zurigo, dove rimase altri quattro anni prima di tornare tra i confini nazionali, dove nel frattempo andava a completarsi l’unione del Regno delle Due Sicilie con quello di Sardegna e la nascita del Regno d’Italia.

Negli ultimi venti anni della sua vita svolse, come già scritto, un’intensa attività politica ricoprendo molte cariche importanti, e insegnò presso l’Università di Napoli, città dove morì nel 1883, colpito da una grave malattia agli occhi. Il suo paese natio Morra Irpina, è stato ribattezzata Morra De Sanctis in suo onore. La sua opera principale è “Storia della letteratura italiana”, prima sintesi di tutta la letteratura italiana.

Da una immane tragedia comincia una storia avvincente. Gaetano Salvemini

Il 28 Dicembre 1908 fu un giorno funesto per Gaetano Salvemini. Alle 5:20 del mattino un tremendo terremoto di magnitudo 7.1 distrusse Messina e Reggio Calabria. Nella tragedia, il prof. Salvemini, allora 35enne docente di Storia Medievale e Moderna presso l’ateneo messinese, perse la moglie, tutti e cinque i figli e la sorella, restando l’unico superstite della famiglia. Salvemini era originario di Molfetta, dove nacque l’8 Settembre 1873. Si laureò a Firenze nel 1896 e prima di approdare in Sicilia insegnò in due licei a Faenza e Lodi.

Dopo l’immane tragedia che lo colpì, Salvemini si dedicò molto alla politica. Aderì al Partito Socialista e fu un fervido sostenitore del suffragio universale e del federalismo, nonché difensore degli oppressi indipendentemente dall’ideologia e, in seguito, convinto antifascista. Nel 1911 fondò la rivista “L’Unità”, settimanale di cultura e politica la cui pubblicazione durò fino al 30 Dicembre 1920.

Alle elezioni politiche del 1919 Salvemini si candidò e venne eletto. All’epoca dell’avvento del Fascismo, insegnava a Firenze e manifestava apertamente la sua avversione al Fascismo, suscitando le ire del Governo e dei fascisti fiorentini. Nonostante avesse cercato di mantenere vivi i contatti tra gli intellettuali d’Italia, alla fine decise di dimettersi dall’Università di Firenze e lasciò l’Italia, passando la frontiera italo-francese.

Pochi anni dopo, esattamente nel 1934, l’Università di Harvard creò appositamente per lui la cattedra di Storia della Civiltà Italiana. Quindici anni dopo, terminata la seconda guerra mondiale, il Parlamento della Repubblica Italiana gli restituì la cattedra all’Università di Firenze. Salvemini morì il 6 Settembre 1957, due giorni prima del suo 84mo compleanno.